ACTION HEROES – Steven Seagal (PARTE 1 di 2 ) – Leggi la PARTE 1

ATTORE O NO?
Anche se ineccepibile sotto il punto di vista degli incassi, la via del successo cinematografico si era rivelata lastricata di critiche, spesso feroci, sulle sue capacità di attore. Ovviamente ci sono anche delle eccezioni, la più illustre delle quali è rappresentata dal critico Americano Roger Ebert. Per quanto riguarda l’Italia, rimane famosa l’acida stroncatura di Morando Morandini ai tempi dell’uscita di Nico:
“Al suo confronto, in termini di recitazione, Chuck Norris sembra Laurence Olivier. “
Anche la Garzantina ci va giù pesante:
“esordisce come «giustiziere della notte» di rara inespressività nel ruolo di Nico (1988) di A. Davis e si ripete nel successivo Duro da uccidere (1990) (…). I titoli successivi (…) non lasciano dubbi sul suo monolitismo e non gli giovano neppure alcune variazioni”
Di certo non hanno giovato a Seagal il suo carattere e certi suo atteggiamenti durante il periodo di maggior successo. Tommy Lee Jones, finite le riprese di Trappola in alto mare, dichiarò che non avrebbe lavorato più con Seagal. Colm Feore, raffinato attore Irlandese che nel film interpretava uno dei cattivi, lo ha definito “Il peggior attore al mondo”. Sono ovviamente esagerazioni, però, se si guarda il suo film d’esordio, le critiche che sono state mosse all’attore sono a mio parere fondate. Seagal appare impacciato, spesso sembra stare in disparte, braccia conserte, spalle un pò curve, sguardo un pò smarrito, come se.. aspettasse il suo turno per dire la battuta, diciamo. Però poi è migliorato, e nei film successivi, specialmente Giustizia a tutti i costi e Programmato per uccidere, sembra aver trovato la chiave giusta per tenere la scena.
In fondo, al protagonista di un film d’azione non si chiede di recitare, ma di avere il carisma giusto per tenere la scena. E, al momento giusto, menare come non mai!
SFIDA TRA I GHIACCI: l’inizio della fine
Dopo Trappola in alto mare l’appeal commerciale di Seagal era al suo culmine. L’attore aveva carta bianca e poteva puntare ad un progetto più ambizioso, un action-movie che però andasse oltre il genere e contenesse significati più profondi e tematiche più sentite: inquinamento, denuncia dei capitalisti senza scrupoli, sostegno alle popolazioni indigene (in questo caso gli Esquimesi). In un intervista, infatti, l’attore dichiarò: “Nico era un film politicamente impegnato. Sfida tra i ghiacci era un film ecologista; voglio continuare a fare film come questi: pieni di intrattenimento ma che portano la gente a riflettere”. Per l’occasione, scrisse anche la sceneggiatura (ricalcandola sul modello offerto da Il viaggio dell’eroe di Chris Vogler), si occupò personalmente della regia e affidò la parte del cattivo ad un attore di grande classe come Michael Caine. Il risultato, Sfida tra i ghiacci, sarebbe stato disastroso.
Seagal regista appare assai meno convincente che come attore (il che è tutto dire) e firma uno dei peggiori action-movie usciti da Hollywood. Il risultato rasenta la comicità involontaria, e spesso ci sprofonda. Tanto impacciato e malriuscito quanto ambizioso e velleitario.
Il film andò incontro anche ad un clamoroso insuccesso al botteghino, che ridimensionò drasticamente la figura dell’attore. Il film successivo, Trappola sulle montagne rocciose (1995, di Geoff Murphy), è un evidente tentativo di recuperare consensi. Sempre nel tentativo di recuperare consensi, l’anno dopo accetta il ruolo di coprotagonista in Decisione critica, film ad alto budget diretto da Stuart Baird con protagonisti Kurt Russell e Halle Berry (non ancora star di Hollywood).
Nello stesso anno torna protagonista in Delitti inquietanti di John Gray, nel quale ha come spalla comica il nero Keenan Ivory Wayans, fratello di Damon e futuro regista di Scary Movie (2000).
L’anno successivo, ci riprova con l’action-movie ecologista Fire and Down Below – l’inferno sepolto (1997, di Felix Enriquez Alcala), ma il film è un altro insuccesso che spinge la Warner Bros. a non rinnovare il contratto all’attore.
Tutt’altro che demoralizzato, Seagal decide di produrre da solo il suo film successivo, The Patriot (1998, di Dean Semler), il suo primo film uscito direttamente per il mercato home-video. Sarebbe stato il primo di una lunga serie.
Ferite Mortali: il rinnovamento (?)
Ricucito in seguito il rapporto con la Warner, il nostro era pronto a tornare alla carica.
Nel frattempo, il cinema d’azione americano era radicalmente cambiato. Già negli anni precedenti si era fatta sentire l’influenza del cinema d’azione violenta di Hong Kong, prima attraverso i film, poi grazie proprio ai registi che erano stati gliartefici di quel movimento (John Woo, Tsui Hark, Ringo Lam). Ma, soprattutto, era uscito Matrix (1999, di Andy & Larry Wachowski), grande successo di pubblico prima e fenomeno di costume poi. L’azione, l’adrenalina si era moltiplicata, i legami con i generi che avevano creato l’action movie (il poliziesco e il noir) venivano estremizzati in un esasperante iperrealismo di stampo fumettistico e la complessità spettacolare dei combattimenti era arrivata livelli sconosciuti (in Occidente).
Seagal si trovò a dover stare al passo, accostando all’amato Aikido una nuova disciplina marziale, il Wing Chun (o Wing Tsun che dir si voglia), l’arte marziale da cui proveniva Bruce Lee, specializzata nello scambio di pugni nella breve e brevissima distanza. Ovviamente, trattandosi sempre di un uomo spropositatamente alto, i movimenti rimanevano assai più lenti di quelli dei suoi “concorrenti”, e l’uso dei calci più limitato.
Se sommate gli ingredienti sopra descritti e ci aggiungete la presenza di cantanti e musica Rap e Hip Hop (in questo caso DMX), per sfruttare la moda del periodo e portare al cinema un gran numero di afroamericani, otterrete Ferite Mortali, uscito nel 2001 e diretto dal polacco Andrzei Bartkowiak.
Il film fu un successo al botteghino e sembrò poter rilanciare la carriera di Seagal, che per l’occasione sembra essere in ottima forma fisica ed inizia a far sfoggio di un ingombrante parrucchino.
Dopo Ticker, diretto nello stesso anno da Albert Pyun e dove recita accanto a Dennis Hopper, torna sullo stesso genere con Infiltrato speciale (2002).
La ricetta è la stessa, dicevamo, cambia il rapper di riferimento, non più DMX ma Ja Rule, è cambiato il regista, non più il bravo Bartkowiak ma Don Michael Paul. La sceneggiatura, però, è pessima, e il pubblico non abbocca.
Di fronte a quest’ennesimo insuccesso, la Warner decide nuovamente di non rinnovare il contratto.
Divo da videonoleggio
Ormai invecchiato e fuori forma, “gagliardo sovrappeso e impettito con parrucchino” (M. Morandini su Out for Reach), Seagal si avviò quindi a diventare una ex-star, pronto a mettere il suo nome su decine di progetti usciti solo per il mercato dell’home video.
Ecco la lista: The Foreigner (2003, di Michael Oblowitz), Il vendicatore – Out for a Kill (2003, di Michael Oblowitz), Belly of the Beast – ultima missione (2003, di Siu Tung Ching), Enemy (2004, di Du-yeong Kim), Out for Reach (2004, di Po-Chih Leong), Into the Sun (2005, di Mink), Submerged (2005, di Anthony Huckox), Today you Die (2005, di Don E. FauntLeRoy), Black Dawn – Tempesta di fuoco (2006, di Alexander Gruszynski), Mercenary for Justice (2006, di Don E. FauntLeRoy), Shadow Man (2006, di Michael Keusch), Attack Force – La morte negli occhi (2006, di Michael Keusch), Flight of the Fury (2007, Michael Keusch), Urban Justice (2007, di Don E. FauntLeRoy), Pistol Whipped (2008, di Roel Reinè), Kill Switch (2008, di Jeff King), Against the Dark (2009, di Richard Crudo), Driven to Kill (2009, di Jeff King).
Nonostante qualche flebile tentativo di introdurre elementi di novità (in The Enemy interpreta il cattivo; in Against the Dark se la vede addirittura con dei vampiri!) i film risultano scontati e poco interessanti, con poche eccezioni.
Sempre il solito Morandini scrive, a proposito di Black Dawn – Tempesta di fuoco: ” (…) coprodotto da Seagal che, come star, non è tanto sul viale del tramonto quanto sprofondato nella notte buia.”
Ma attenzione, perchè, a sorpresa, Steven Seagal parteciperà al prossimo film di Robert Rodriguez, il regista di Sin City e Dal Tramonto all’alba. Il film si intitolerà Machete, ed è nato da uno dei finti Trailer del film Grindhouse. Chissà che il regista messicano non prenda il vizio, come Tarantino, di rilanciare star dimenticate (vedi John Travolta, Pam Grier e David Carradine)?
ATTORE O NO?
Anche se ineccepibile sotto il punto di vista degli incassi, la via del successo cinematografico si era rivelata lastricata di critiche, spesso feroci, sulle sue capacità di attore. Ovviamente ci sono anche delle eccezioni, la più illustre delle quali è rappresentata dal critico Americano Roger Ebert. Per quanto riguarda l’Italia, rimane famosa l’acida stroncatura di Morando Morandini ai tempi dell’uscita di Nico:
“Al suo confronto, in termini di recitazione, Chuck Norris sembra Laurence Olivier”.
Anche la Garzantina ci va giù pesante:
“esordisce come «giustiziere della notte» di rara inespressività nel ruolo di Nico (1988) di A. Davis e si ripete nel successivo Duro da uccidere (1990) (…). I titoli successivi (…) non lasciano dubbi sul suo monolitismo e non gli giovano neppure alcune variazioni”. Continue reading ‘ACTION HEROES – Steven Seagal (PARTE 2)’